giovedì 3 dicembre 2015

L'OTTIMISMO PROMUOVE LA MOBILITÀ DEI TALENTI E LA COMPETIVITÀ INTERNAZIONALE IN TUTTA EUROPA

Il 77% dei dipendenti europei si dichiara ottimista circa il proprio futuro lavorativo 8 intervistati su 10 giudicano positivamente l'ingresso di talenti stranieri sul mercato locale Metà delle aziende è pronta a competere a livello internazionale.
I dipendenti europei si sono ripresi dalla crisi economica e ora stanno modificando la propria posizione su eventuali cambi lavorativi e sulla competizione internazionale;
è quanto rilevato da una nuova ricerca presentata in occasione dell’evento HR Tech World Congress da ADP®, leader mondiale nelle soluzioni per la gestione delle Risorse Umane (Human Capital Management).

Lo studio, condotto su un campione di 11.000 lavoratori adulti, mette in luce quel che i dipendenti di tutta Europa pensano circa il proprio futuro lavorativo, la competitività internazionale e la gestione dei talenti.

Il 77% dei dipendenti europei si dichiara ora ottimista circa il proprio futuro lavorativo. Le principali ragioni di questo ottimismo sono da ricercarsi nella crescente sicurezza del posto di lavoro (38%), nelle crescenti opportunità di carriera (27%) e nella possibilità di ottenere formazione e sviluppo delle competenze in modo adeguato per avere successo (27%). L’incertezza tuttavia è più forte nei Paesi che hanno risentito maggiormente della crisi economica: i dipendenti italiani sono i meno ottimisti nonché quelli più frequentemente convinti del fatto che il futuro non sia prevedibile (61%).

La crescita economica accelera la guerra per conquistare i talenti

Grazie alle condizioni economiche attuali, i dipendenti guardano con vivo interesse alle nuove opportunità di lavoro che si aprono. Oltre un terzo (34%) degli interpellati in tutta Europa prevede infatti di cambiare lavoro entro tre anni, con un picco in Svizzera dove il 16% programma di farlo entro un anno. I britannici sono quelli meno disposti a un futuro a lungo termine con il proprio datore di lavoro attuale, con solo il 17% che prevede di proseguire il resto della carriera nell’azienda in cui si trova ora. Di contro, il 40% dei dipendenti tedeschi è convinto di conservare il ruolo attuale fino alla fine della propria carriera.

Un mercato del lavoro in via di miglioramento significa tuttavia che le aziende devono pensare a come conservare il talento al proprio interno. Metà (51%) dei dipendenti, infatti, considera già preoccupante la mancanza di ingresso di nuovi talenti, mentre il 47% ritiene che questo gap sia causato da carenze nel recruiting.

La guerra per i talenti si estende oltre le frontiere

La perdita di talenti e competenze locali è ancora un problema per diversi Paesi. In Spagna (49%), Italia (47%) e Polonia (39%) si registra la maggior preoccupazione per la perdita di talenti a favore di altre nazioni. L’atteggiamento nei confronti dei talenti stranieri che arrivano sul mercato locale del lavoro è generalmente positiva, con il 79% dei dipendenti che afferma che i lavoratori in arrivo dall’estero non costituiscono una minaccia per le rispettive organizzazioni. I lavoratori svizzeri e britannici sono quelli più esitanti di fronte alla possibilità di ingresso degli stranieri nelle rispettive aziende, con il 36% e il 32% rispettivamente che considerano questa eventualità come un problema a fronte di una media europea del 21%.

Gli alti livelli di ottimismo e la crescente mobilità dei talenti riflette anche l’aumentata competitività delle aziende. Esattamente metà dei dipendenti europei afferma che la propria azienda è preparata a competere internazionalmente a livello sia di business che di acquisizione dei talenti. Il Regno Unito si trova davanti a tutti nella capacità di competere sul mercato internazionale: qui 6 dipendenti su 10 sono convinti che la propria azienda sia ben preparata a competere su business e talenti contro gli altri Paesi.

Leon Vergnes, SVP/GM EMEA di ADP ES International, ha dichiarato: “È evidente come il miglioramento della stabilità economica europea stia influendo sull’atteggiamento dei dipendenti nei confronti del futuro lavorativo. Tuttavia, la guerra per conquistare i talenti e risolvere i gap di competenze rappresentano due grosse sfide per le aziende europee, che devono capire come fare per attirare i professionisti più capaci presenti sul mercato.

Inserire persone provenienti da background differenti e incoraggiare lo spostamento internazionale dei talenti sono elementi essenziali per assicurare la competitività globale. Le aziende che si muoveranno efficacemente su questi due fronti, otterranno i vantaggi di una forza lavoro coinvolta, ottimista e impegnata”.

Virginia Magliulo, General Manager Adp Italia, ha commentato: “Finalmente stiamo assistendo ad una ripresa che si riflette positivamente su atteggiamenti e punti di vista delle Persone, con effetti di ricaduta su livelli occupazionali, salari e quindi coinvolgimento del personale. Noi siamo da sempre al fianco delle Persone e delle Aziende per promuovere una cultura del cambiamento fornendo soluzioni, tecnologie e approcci innovativi, che consentono una ottimizzazione e semplificazione dei processi HCM, con un focus privilegiato sulle nuove esigenze del mondo del lavoro”.

Per ulteriori informazioni è possibile leggere il report ‘The Workforce View in Europe’ all’indirizzo http://www.it-adp.com/human-capital-management/workforce-view-europa.

Informazioni sulla ricerca: Il report ‘The Workforce View in Europe’ esplora l’atteggiamento dei dipendenti verso il proprio futuro lavorativo. La ricerca è stata condotta per conto di ADP dall’agenzia di ricerche di mercato Opinion Matters nel luglio 2015 su un campione di 11.257 lavoratori adulti in otto Paesi europei: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. 

lunedì 30 novembre 2015

10 COSE CHE (FORSE) NON SAPETE SULLA COP21

La COP21 ha preso il via, oggi, in una capitale francese blindata. La posta in gioco è altissima: per i leader mondiali si tratta dell'ultima chiamata per salvare il pianeta. Ecco perché la conferenza sul clima delle Nazioni Unite è un evento che ci tocca tutti da vicino, e che non possiamo ignorare.
COP21 di Parigi
https://www.flickr.com/photos/mycieau/

1. Per la prima volta, in oltre 20 anni di negoziazioni, la COP21 punta a raggiungere un accordo universale e legalmente vincolante sul clima, che limiti il riscaldamento globale entro i 2 °C. Oltre questa soglia, non sappiamo cosa potrebbe succedere. 

2. Non si tratta solo di limitare i cambiamenti climatici già in atto. In gioco c'è la pace stessa: il surriscaldamento crea conflitti e migrazioni e, soprattutto, c'é il rischio di una guerra per l'accesso all'acqua. 

3. 183 Paesi su 195 hanno presentato degli impegni volontari per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Sicuramente, si tratta di un significativo passo avanti, ma non è sufficiente: se sommati, porterebbero comunque ad un aumento di temperatura di quasi 3 °C, molto oltre il limite fissato dagli esperti. Perciò, il summit punta a delineare dei meccanismi di revisione al rialzo dell'accordo. 

4. Per scongiurare il rischio di un fallimento, memore dell'esito disastroso della COP15 di Copenaghen, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha chiesto ai leader presenti di gestire in modo ottimale il tempo a loro disposizione: è essenziale compiere progressi ogni giorno, perché non si può sperare in un accordo globale dell'ultimo minuto. 

5. Barack Obama ha lanciato la "Mission Innovation", un'iniziativa con cui 20 Paesi (tra i quali anche l'Italia), più una ventina di grandi imprenditori guidati da Bill Gates, si impegneranno a raddoppiare i loro investimenti nella ricerca e nello sviluppo, per contrastare i cambiamenti climatici nei prossimi cinque anni. 

 6. Le delegazioni sono state accolte anche da un'installazione chiamata "Climatesaurus", creata per sensibilizzare i leader globali sull'impatto dell'inquinamento marino. Si tratta di un serpentone di rifiuti di plastica, opera dell'artista italiana Maria Cristina Finucci

7. L'impegno politico internazionale contro il cambiamento climatico è iniziato nel 1992, al Summit della Terra di Rio. In quell'occasione, è stata creata la UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), che ha stabilito delle linee d'azione per limitare la concentrazione atmosferica dei gas serra. La UNFCCC è entrata in vigore il 21 marzo 1994, e ora quasi tutti i Paesi del mondo l'hanno sottoscritta. 

8. La prima COP si è tenuta a Berlino, nel 1995. Da allora alcuni incontri hanno avuto successo, altri meno: nella COP3 è stato adottato il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005; alla COP11 hanno stilato il Montreal Action Plan; durante la COP16 è stato istituito il Green Climate Fund; la COP15, invece, ha fallito nel raggiungere un nuovo accordo in vista dellla scadenza del Protocollo di Kyoto. 

9.  L'ultimo incontro, la COP20, si è tenuto a Lima. L'obiettivo era quello di portare avanti le trattative, in vista del summit di Parigi. I negoziatori hanno concluso i lavori con il documento "Lima Call for Climate Action", e con una bozza del trattato che si dovrà delineare ora a Parigi. 

10. Se volete far sentire la vostra voce alla COP21 di Parigi, c'è solo l'imbarazzo della scelta: #ActInParis, #EarthToParis, #WeAreTheClimateGeneration

Fonte: Benedetta Bianco su Gravità Zero 

domenica 29 novembre 2015

COP21: PARIGI SARÀ LA CAPITALE DEL MONDO

La COP21, la conferenza sul clima di Parigi, si farà. Dopo gli attentati che hanno colpito la capitale francese la notte tra venerdì 13 e sabato 14 novembre, il premier Manuel Valls conferma che il tanto atteso evento ONU non sarà annullato né rinviato. La COP21 si terrà, come da programma, dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 e vedrà riuniti intorno ad un tavolo 195 Paesi, con decine di migliaia di delegati e osservatori.

cop 21 Antonio Fago


La Francia dovrà affrontare altre sfide, oltre a quella della sicurezza: in quanto paese che presiede la COP, avrà il compito di facilitare il dialogo tra tutte le parti che partecipano al negoziato, al fine di far convergere i diversi punti di vista e permettere l’adozione di un accordo all’unanimità.
Infatti, questa conferenza è di cruciale importanza: per la prima volta in oltre 20 anni di negoziazioni, punta a raggiungere un accordo universale e legalmente vincolante sul clima, che limiti il riscaldamento globale entro i 2 °C.
L’impegno politico internazionale contro il cambiamento climatico è iniziato nel 1992, al Summit della Terra di Rio. In quell’occasione, è stata creata la UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), che ha stabilito delle linee d’azione per limitare la concentrazione atmosferica dei gas serra. La UNFCCC è entrata in vigore il 21 marzo 1994, e ora quasi tutti i Paesi del mondo l’hanno sottoscritta.

La prima COP, invece, si è tenuta a Berlino, nel 1995. Da allora, alcuni incontri sono stati più significativi di altri, in positivo o in negativo: nella COP3 è stato adottato il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005; alla COP11 hanno stilato il Montreal Action Plan; la COP15 di Copenaghen si ricorda per l’insuccesso nel raggiungere un nuovo accordo in vista della scadenza del Protocollo di Kyoto, mentre durante la COP16 a Cancún è stato istituito il Green Climate Fund.
L’anno scorso, è stata Lima ad ospitare la COP20. L’obiettivo era quello di portare avanti le trattative, in vista del Summit di Parigi. I negoziatori hanno concluso i lavori con il documento “Lima Call for Climate Action”, che getta le basi per un nuovo accordo globale sul clima, e con una bozza del futuro trattato della COP21.

Stavolta, i presupposti per un risultato concreto e determinante ci sono. Anche la pressione dell’opinione pubblica può spingere ad un’azione concreta. Se volete far sentire la vostra voce alla COP21, c’è solo l’imbarazzo della scelta: #ActInParis, #EarthToParis, #WeAreTheClimateGeneration. Sono tutte iniziative che vi permetteranno di dire cosa volete per il futuro del nostro pianeta.

La sfida posta dal cambiamento climatico è la più grande che l’umanità abbia mai affrontato. Ma sembra che le stelle si siano allineate: c’è la consapevolezza del problema, c’è la volontà di agire e c’è la tecnologia giusta. Forse siamo davvero ad un punto di svolta.