giovedì 11 agosto 2016

12 AGOSTO “WIND DAY”: QUELLE POLVERI SOTTILI CHE CAUSANO TUMORI

Previsione di wind day per venerdì 12 agosto 2016 da parte di ARPA Puglia.



Ma cos’è il wind day?
È un termine inglese la cui traduzione corrisponde a “giorno di vento” e fa riferimento alla giornata segnalata da Arpa Puglia in cui il vento proveniente da Nord/Ovest soffia su Taranto a una velocità superiore a 7 m/s e potrebbe causare una dispersione delle concentrazioni inquinanti di PM10 nei soli quartieri vicini all’area industriale.

Cosa bisogna fare in queste giornate indicate dall’ARPA come wind day esclusivamente nelle zone abitate immediatamente prospicienti l’area industriale?

Bisogna mettere in atto i consigli che l’ASL di Taranto ha riportato in un apposito documento consultabile sulla pagina news del sito aziendale. Riassumendoli brevemente sono consigli pratici, formulati a titolo preventivo e secondo il principio di “massima precauzione”: si consiglia a tutta la popolazione di arieggiare gli ambienti chiusi nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, ovvero fra le ore 12 e le 18; limitare eventuali attività sportive all’aperto nei quartieri attigui alla zona industriale, soprattutto per i cittadini particolarmente sensibili, affetti da patologie cardiovascolari e respiratorie, nonché per i bambini; collaborare, inoltre, per ridurre i livelli di inquinamento cercando di limitare il più possibile l’uso dell’auto. (fonte ASL Taranto Dipartimento di Prevenzione).

Dal canto suo il Sindaco, Dott. Ippazio Stefàno, per queste giornate ha disposto alla Polizia Locale misure concrete per la riduzione degli inquinanti attraverso la deviazione del traffico in entrata dal quartiere Tamburi e proveniente da Paolo VI; inoltre, per quanto attiene al trasporto pubblico dell’AMAT ha disposto l’utilizzo di autobus di linea a basso impatto ambientale (ad alimentazione a metano, oppure appartenenti alla categoria euro 6) e di dimensioni ridotte.

ENERGIA E CRISI FINANZIARIA: L'EQUAZIONE DEL BENESSERE ESISTE!

Nell’epoca contemporanea una delle maggiori sfide che l’umanità sta affrontando è quella relativa alla crisi finanziaria sviluppatasi negli USA nella seconda metà del 2007 e diffusasi in buona parte del resto del mondo. 


 

Già nel 2000 si era rivelato qualche contraccolpo all’economia, seguito allo scoppio della bolla delle dot-com, start-up impegnate nel settore informatico.

Le aziende dot-com videro in breve tempo un aumento anomalo del valore delle loro azioni, poiché quello informatico era un settore fortemente sovrastimato. Ciò comportò numerosi investimenti, frutto dei quali non furono i profitti sperati, bensì una crisi finanziaria, dal momento che molte start-up fallirono. Nel 2007 esplose poi la crisi causata dallo scoppio della bolla del mercato immobiliare e la contemporanea impossibilità di pagamento dei mutui subprime da parte dei debitori, dato l'innalzamento dei tassi di interesse, con la nota conseguenza del fallimento di numerose banche. Ancora oggi le estreme conseguenze di questo evento - considerate da molti studiosi più dannose rispetto a quelle della nota crisi del 1929 - gravano su gran parte delle economie globali.

Occhi meno esperti attribuiscono le ragioni di tale crisi ai meccanismi che soggiacciono alle ormai affermate logiche del breve periodo e alle attuali dinamiche di policy, ma studi più approfonditi indicano che le vere ragioni della crisi sono fortemente legate alle correnti modalità di produzione dell’energia.

Autorevoli linee di pensiero osservano, infatti, che il benessere di una società è correlato alla quantità di energia di cui essa dispone.

Ciò può essere facilmente compreso ripercorrendo le riflessioni di noti economisti che hanno studiato tale correlazione. Tra questi emerge sicuramente il pensiero di Tim Morgan – economista specializzato in analisi finanziarie dei problemi energetici, nonché ex capo ricerche di Tullett- Prebon - secondo il quale la vera equazione esplicativa del benessere di una società è rappresentata dalla formula “ricchezza=energia”.

Al fine di comprendere chiaramente il legame diretto tra energia e ricchezza risulta estremamente esemplificativo il concetto di EROEI - Energy Return On Energy Investment - ovvero il rapporto tra l’energia prodotta dallo sfruttamento di una fonte energetica e l’energia impiegata per produrla. Se l’EROEI di una determinata tecnologia di produzione energetica è maggiore di 1 allora mediante il processo di produzione energetica è stata ricavata una quantità di energia maggiore di quella che è stata investita per produrla; al contrario, se esso è minore di 1 allora mediante il processo di produzione energetica è stata ricavata una quantità di energia minore di quella che è stata investita per produrla.

Pertanto, è evidente che più le tecnologie di sfruttamento dei giacimenti energetici sono caratterizzate da un alto valore dell’EROEI, più esse consentono un forte abbattimento dei costi di produzione, determinando un aumento della ricchezza che a sua volta potrà essere investita nel miglioramento dello stile di vita di una società.

Alla luce di tali riflessioni, dunque, è possibile osservare che il paradigma energetico vigente nell’epoca contemporanea, caratterizzato dalla sostituzione delle fonti energetiche fossili - non sostenibili dal punto di vista ambientale - con le fonti energetiche rinnovabili (FER), non giova alla crescita economica delle società, dal momento che le FER, essendo caratterizzate da valori dell’EROEI generalmente bassi, non consentono la produzione di ricchezza al loro interno.

Non risulta riduttivo, pertanto, dedurre che, al di là della diffusione delle logiche del breve periodo e degli odierni meccanismi di policy, lo sfruttamento di fonti energetiche con un basso valore di EROEI si configura come la principale causa che ha condotto alla crisi globale attuale.

Ciononostante, è necessario non incorrere nell’errore di lasciare affermare una prospettiva pessimistica in merito, dal momento che una speranza per uscire dalla crisi planetaria in corso esiste. L’economia, infatti, può essere rilanciata attraverso l’investimento in ricerca e sviluppo di tecnologie che consentano lo sfruttamento di giacimenti di energia ad alto EROEI, alcune delle quali compaiono tra quelle che il cofondatore della Breakthrough Energy Coalition, Bill Gates, ha definito “Energy Miracles” - Self-Driving Vehicles, Fuel Cell Cars, Advanced Nuclear Reactors, Wave/Tidal Power, Efficient Solar, Tall Wind, Better Batteries, Home Automation.

Nonostante ciò sia noto ai più, perché si è così tanto restii a credere e ad investire in tale direzione? Perché si continua a celare la non sostenibilità economica e ambientale dell’attuale mix energetico? Perché esiste così tanta disinformazione circa i vantaggi delle tecnologie di produzione energetiche all’avanguardia? È la risposta a questi e altri quesiti che occorre trovare se si desidera che l’uscita dalla crisi globale non resti soltanto una mera utopia. 

di Carmen D’Auria

martedì 2 agosto 2016

AMBIENTE: PROGETTO GEOSWIM PER IL CHECK-UP DI 23 000 KM DI COSTE MEDITERRANEE

Mappare la costa rocciosa del Mediterraneo su una lunghezza complessiva di 23 mila chilometri per studiare i meccanismi di erosione attraverso le variazioni del livello del mare: questo l’obiettivo del progetto scientifico Geoswim, coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con ENEA, che nella sua prima missione 2016 ha fatto tappa al Conero nelle Marche. 

La particolarità di questo progetto sta nel fatto che il team di ricercatori lavora in acqua con maschera e pinne, spingendo a nuoto un piccolo laboratorio galleggiante, dal nome mitologico Ciclope, equipaggiato con due telecamere, un sonar e una sonda per le analisi chimico-fisiche.
Esplorando la costa da vicino, metro dopo metro e sotto il pelo dell’acqua - sottolinea Fabrizio Antonioli geomorfologo ENEA che da tre anni partecipa alle spedizioni di Geoswim - possiamo osservare ciò che satelliti ed imbarcazioni non riescono a vedereIn questo modo riusciamo a rilevare le variazioni della costa ‘in continuo’, studiare i meccanismi di erosione costiera e di formazione delle grotte marine e individuare la presenza di sorgenti d’acqua dolce. Tutte queste informazioni ci permettono di calcolare le recenti variazioni di livello del mare”.

martedì 1 marzo 2016

SICUREZZA ALIMENTARE E RISORSE AMBIENTALI: A TU PER TU CON LA RICERCA

Come la scienza può aiutare ad avere cibi più sani e di qualità? In che modo le tecnologie possono garantire la sicurezza e smascherare le frodi in campo alimentare? Come si possono trasformare le acque di scarto in una risorsa o migliorare le coltivazioni grazie alla matematica e alle immagini satellitari? 
I ricercatori del Consiglio Nazionale delle ricerche incontrano i visitatori del Museo per dialogare sui temi della ricerca in campo agro-alimentare e ambientale. Le attività sperimentali nei laboratori e l’esposizione interattiva #FoodPeople, insieme alla novità dello speed dating fra ricercatori e studenti, sono gli strumenti progettati dal Museo per coinvolgere attivamente i visitatori in un confronto informale con i ricercatori del CNR. I ricercatori si mettono in gioco in prima persona e in modo nuovo riconoscendo il valore del coinvolgimento del pubblico.
Gli appuntamenti sono distribuiti per gli adulti e le famiglie nei fine settimana 20-21 febbraio e 27-28 febbraio e per gli studenti delle scuole superiori nei lunedì 22 e 29 febbraio. Sabato 20 e domenica 21 le attività nei laboratori con i ricercatori saranno dedicate alla sicurezza alimentare mentre sabato 27 e domenica 28 alle risorse ambientali.
Per le classi, le attività nei laboratori con i ricercatori riprenderanno le stesse tematiche. A queste si aggiungerà la modalità innovativa dello speed dating: gli studenti, divisi in piccoli gruppi, avranno a disposizione per 3 volte 10 minuti in cui dialogare con un diverso ricercatore. Lo scopo è duplice: rappresentare in modo informale e personale la ricerca svolta dal CNR e creare un contesto favorevole al confronto fra i ricercatori e gli studenti.
Circa 1250 persone nel complesso potranno partecipare alle diverse attività che coinvolgeranno più di 15 ricercatori.
L’iniziativa A tu per tu con la ricerca - La sicurezza alimentare e le risorse ambientali con il CNR è realizzata nel quadro del progetto “Spazi Espositivi per la Ricerca – Padiglione Italia EXPO2015”, sviluppato nell’ambito dell’Accordo Quadro Regione Lombardia – CNR, e realizzato con la compartecipazione di Unioncamere Lombardia. Il progetto ha avuto e ha l’obiettivo di valorizzare le eccellenze lombarde nel campo della ricerca e innovazione nei settori agroalimentare e ambiente, sia durante i sei mesi dell’esposizione universale Expo Milano 2015 che nel post Expo, promuovendo la diffusione dei risultati della ricerche e la conoscenza delle innovazioni prodotte in questi settori. L’iniziativa A tu per tu con la ricerca - La sicurezza alimentare e le risorse ambientali con il CNR, sviluppata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e dal CNR in collaborazione con Regione Lombardia, si inserisce tra le attività di approfondimento e di sensibilizzazione sulle sfide future della ricerca e dell'innovazione in ambito di sicurezza alimentare e di gestione delle risorse ambientali, promosse nell’ambito del progetto.
Luca Del Gobbo, Assessore all'Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia dichiara: "La ricerca e lo sviluppo innovativo sono settori strategici e trasversali, che possono arrivare ad abbracciare ogni aspetto del nostro vivere quotidiano. La scienza raggiunge il suo obiettivo più elevato se non perde di vista la sua mission principale: migliorare la qualità della vita del cittadino, a partire dall'ambito della sicurezza alimentare. Fare sì che tutto il cibo sia sicuro non è un'impresa semplice. Ma oggi è concretamente possibile ripensare ai modelli di produzione alimentare in chiave di food safety e food security. Iniziative come questa vanno proprio nella direzione giusta: diffondere la cultura della produzione alimentare sostenibile e della lotta allo spreco, intervenendo sul ciclo produttivo, dalla coltivazione fino alla distribuzione".
PROGRAMMA  DEI WEEKEND
SABATO 20 E DOMENICA 21 FEBBRAIO: SICUREZZA ALIMENTARE
Impronte digitali del ciboSABATO ORE 14.30 E 16.30 • I. LAB ALIMENTAZIONE
Scopri in che modo le nuove tecnologie permettono di mostrare gli zuccheri contenuti nel miele e da dove arrivano i chicchi di caffè, come possono garantire la sicurezza e smascherare le frodi.
Packaging
SABATO ORE 14.30 E 16.30 • I. LAB MATERIALI
Conosci nuovi e divertenti materiali. Inventa un imballaggio piccolo e leggero che possa proteggere un fragile vasetto in un crash test.
DNA in tavola
SABATO ORE 15.30 E 17.30, DOMENICA ORE 15.00 E 17.00 • I.LAB GENETICA
Cosa stai mangiando davvero? Sperimenta come estrarre il DNA dal cibo e come vengono usate le sue informazioni per garantire sicurezza e qualità degli alimenti.
Microrganismi nel piattoDOMENICA ORE 14.00 E 16.00 • I. LAB ALIMENTAZIONE
Sperimenta le potenzialità dei batteri lattici e fai un formaggio con un maggior contenuto di vitamine e un tenore ridotto di colesterolo.
SABATO 27 E DOMENICA 28 FEBBRAIO: RISORSE AMBIENTALI
Acqua in boccaSABATO ORE 14.30 E 16.30, DOMENICA ORE 14.00 E 16.00 • I.LAB BIOTECNOLOGIE
La beviamo, la usiamo per irrigare i campi e per lavare. Ma cos’è l’acqua e cosa le succede dopo il nostro utilizzo? Analizza diversi tipi di acqua e scopri come trasformare le acque di scarto in un bene prezioso.
Hai detto canapa?
SABATO ORE 15.30 E 17.30, DOMENICA ORE 15.00 E 17.00 • I.LAB MATERIALI
Semi, fibre e olio. Sperimenta come utilizzare le diverse parti della canapa. Scopri varietà, storia e proprietà sconosciute di questa pianta.
Satelliti e matematica in campo
DOMENICA ORE 15.00 E 17.00 • VISITA GUIDATA A #FOODPEOPLE
Visita lo 'schifidarium' della mostra per conoscere le piante e i microrganismi che minacciano la crescita del grano e della vite e scopri in che modo la matematica e le immagini satellitari contribuiscono a combatterli.
Organizzato da:
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" - Milano
Consiglio Nazionale delle ricerche, Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia
Referente organizzativo:
Deborah Chiodoni
Via San Vittore 21 - Milano
stampa@museoscienza.it
02 48555 450
Modalità di accesso: a pagamento
Le attività sono incluse nel biglietto d'ingresso al museo e prenotabili all'ingresso il giorno della visita fino a esaurimento posti.
Da 8 anni - durata 45 minuti circa
Vedi anche:
  

mercoledì 24 febbraio 2016

I BILANCI DELLE BANCHE SOTTO LA LENTE DELLE PMI

Un nuovo strumento di lavoro per le imprese
 
API Torino e bilanci  Banche

È on line la prima edizione del Rapporto API Torino (Associazione Piccole e Medie Imprese) su “Solidità e rischio di credito nei bilanci degli istituti bancari”.

Si tratta dei risultati di una analisi sui bilanci degli istituti più presenti sul nostro territorio condotta dal Servizio Credito e Finanza di API Torino per comprendere a fondo la reale situazione delle banche alle quali le imprese possono rivolgersi.
Sono quindi presi in considerazione la solidità patrimoniale, il portafoglio rischi, il grado di coperture dei rischi di ogni singolo istituto.
Scritto in linguaggio semplice e corredato di una serie di tabelle e grafici con i numeri principali di cui tenere conto, il Rapporto verrà aggiornato ed integrato periodicamente e inviato a tutti gli associati.

mercoledì 17 febbraio 2016

Gli scienziati mappano il rumore subacqueo nel Mar Mediterraneo

Il rumore subacqueo nel Mar Mediterraneo: gli scienziati presentano la prima mappa che riflette la distribuzione e la densità delle sorgenti di rumore subacqueo nella regione.  Al progetto ha partecipato anche il Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali (Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente) dell’Università di Pavia.

Il rapporto finale del progetto di ricerca internazionale – commissionato da ACCOBAMS (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and Contiguous Atlantic Area) per valutare la quantità, tipologia e distribuzione delle principali sorgenti di rumore in Mediterraneo nel periodo 2005-2015 – è stato presentato pubblicamente giovedì 21 gennaio 2016.

Il rumore subacqueo è riconosciuto come una forma di inquinamento che ha un impatto negativo sui mammiferi marini e sull’intero ambiente marino. La ricerca pone anche in risalto le zone di concentrazione delle attività rumorose e la loro adiacenza e sovrapposizione con aree importanti per la sopravvivenza e la conservazione dei mammiferi marini. La sovrapposizione di molteplici sorgenti di rumore può produrre complessi effetti negativi, sinergici e cumulativi, che difficilmente riusciamo a valutare. La ricerca indica la necessità di una visione di insieme delle molteplici attività umane che producono rumore subacqueo e sottolinea la difficoltà di ottenere informazioni che siano adeguate alla necessità di attuare politiche di tutela e conservazione dell’ambiente marino.

Il rapporto è scaricabile dal seguente
https://www.researchgate.net/publication/290084063_Overview_of_the_Noise_Hotspots_in_the_ACCOBAMS_Area_Part_I_-_Mediterranean_Sea

Gli autori del rapporto sono Gianni Pavan, professore di bioacustica terrestre e marina, CIBRA-DSTA, Università di Pavia, Italia; Alessio Maglio, responsabile per le valutazioni ambientali marine, SINAY SAS, consulenza ambientale, Francia; Manuel Castellote, PhD, ricercatore del Programma di valutazione dei Cetacei ed Ecologia presso il National Marine Mammal Laboratory del NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration, USA; Silvia Frey, PhD, direttore scienza e istruzione, OceanCare, Svizzera.

Ci sono varie zone chiaramente identificabili all’interno del bacino del Mediterraneo in cui le attività che producono rumore si sovrappongono. Molti di questi cosiddetti “hotspot” di rumore si sovrappongono con importanti habitat dei cetacei. Si tratta di una conclusione raggiunta da scienziati provenienti da Francia, Italia, Svizzera e Stati Uniti che – per la prima volta – presentano una mappa a livello di bacino che mostra la distribuzione e densità delle principali sorgenti di rumore antropiche nel Mar Mediterraneo.

I risultati del rapporto “Overview of the Noise Hotspots in the ACCOBAMS Area, Part I – Mediterranean Sea” per il periodo 2005-2015, sono tratte da un set di dati che copre 1446 porti e porticcioli, 228 piattaforme petrolifere, 830 attività di esplorazione sismica, 7 milioni di posizioni di navi, le informazioni pubbliche riguardanti le attività militari, nonché 52 progetti di impianti eolici in mare.

L’incremento delle attività di ricerca sismica è particolarmente sorprendente, soprattutto in connessione con le esplorazioni di petrolio e gas che utilizzano i cosiddetti “airgun” che inviano un forte rumore impulsivo, che può raggiungere 260 deciBel (ref 1 microPa), verso il fondo del mare ogni 10-12 secondi per settimane e mesi. Nel 2005 questo avveniva sul 3,8% della superficie del Mediterraneo ma nel 2013 si è saliti al 27%. Gli scienziati hanno anche evidenziato che in media circa 1.500 navi commerciali sono contemporaneamente in navigazione nel Mediterraneo, senza contare le imbarcazioni da diporto e i pescherecci. Considerando che i dati riguardanti le attività militari – come le esercitazioni navali con uso di sonar a media e bassa frequenza per il rilevamento sottomarini – non sono generalmente disponibili al pubblico, i dati disponibili rappresentano una sottostima della realtà.

Attraverso queste mappe, non disponibili in precedenza, gli scienziati rivelano diverse aree critiche sovrapposte ad aree che sono di particolare importanza per le specie di mammiferi marini sensibili al rumore, e/o aree che sono già dichiarate aree protette. Tali importanti habitat per i cetacei sono il Santuario dei Cetacei “Pelagos”, il Mar Ligure, il Canale di Sicilia, e parti della trincea ellenica, così come le acque tra le isole Baleari e la Spagna continentale dove le attività che producono rumore si sovrappongono. Il rischio per gli animali marini in tali aree è quindi alto, in quanto sono esposti a diverse fonti di rumore con effetti cumulativi e sinergici, e quindi sottoposti a elevate fonti di stress.

Tale minaccia è stato riconosciuta anche dal governo spagnolo. Il loro Ministero dell’Ambiente ha recentemente annunciato che le acque tra le isole Baleari e la Spagna continentale saranno designati come “corridoio di migrazione protetto per balene e delfini”, che comporterà misure di gestione rigorose per le attività che producono rumore.

“Per la prima volta abbiamo una vasta visione spaziale e temporale delle molteplici attività umane che producono rumore subacqueo e che spesso sovrapponendosi possono avere effetti sinergici e cumulativi sulla vita marina. Ora dobbiamo sviluppare modelli per mappare i livelli sonori e di esposizione sonora. Non dobbiamo dimenticare che tutela dell’ambiente significa anche conservare la ‘qualità acustica’ degli habitat ”, spiega Gianni Pavan, co-autore del report e professore di Bioacustica dell’Università degli Studi di Pavia, Italia.

“Questa relazione è la prima base per uno sviluppo mirato di misure di riduzione del rumore. Si sottolinea l’urgenza di intervenire per istituire un registro di dati trasparente sulle sorgenti di rumore antropiche nel Mar Mediterraneo e per predisporre misure di riduzione“, afferma Silvia Frey, PhD, co-autore del rapporto e direttore per la scienza e l’istruzione a OceanCare. L’implementazione di un tale registro è anche parte dell’attuale piano d’azione della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina Europea.

“Con questo rapporto per la prima volta abbiamo una valutazione acustica dell’habitat marino Mediterraneo. Finora avevamo solo una visione parziale di poche sorgenti e in aree limitate. Ora c’è però bisogno di ulteriori indagini scientifiche sui livelli di rumore all’interno del Mediterraneo ed è necessario valutare quale sia un limite di rumore accettabile e sicuro. Questa prima valutazione è importante e la portata delle sorgenti di rumore preoccupante“, spiega Frey.

“L’attuale mappatura rivela anche carenze di dati, ad esempio alcune zone attualmente identificate come ‘silenziose’, in particolare lungo la costa di Nord Africa, appaiono tali probabilmente anche a causa della mancanza di dati. In particolare, le informazioni dalle compagnie petrolifere, così come anche dai militari, rimangono perlopiù oscure“, aggiunge Nicolas Entrup, consulente per l’inquinamento acustico subacqueo per OceanCare e per l’organizzazione americana NRDC.

“Le attività umane che utilizzano forti fonti di rumore sembrano essere presenti in porzioni molto grandi del Mediterraneo, e, naturalmente, i relativi impatti sulla fauna marina si propagano indipendentemente dai confini umani. Anche se lontano dall’essere esaustivi, i risultati riportati in questo studio sottolineano la necessità di un quadro normativo che tenga conto degli effetti transfrontalieri del rumore antropico sull’ambiente marino“, sottolinea Alessio Maglio, co-autore e ricercatore presso SINAY SAS.

Manuel Castellote, PhD, co-autore e scienziato al NOAA conclude: “Con questa relazione abbiamo appena colto la punta dell’iceberg per quanto riguarda le emissioni di rumore subacqueo nel Mediterraneo. Una delle principali preoccupazioni è la quantità di paesi mediterranei ‘silenziosi’, in silenzio quando si tratta di condivisione delle informazioni, non per il silenzio sott’acqua!“

sabato 13 febbraio 2016

MATTARELLA AL CENTRO NASA DI HOUSTON INCONTRA SAMANTHA CRISTOFORETTI

La ricerca e lo sviluppo nello Spazio sono un fattore "importante per il futuro del Paese". Sergio Mattarella non ha dubbi. Nel giorno in cui il New York Times ha dato rilevanza alla scoperta delle onde gravitazionali, in cui l'Italia ha avuto un importante ruolo nel confermare quanto Albert Einstein aveva previsto 100 anni fa, il presidente della repubblica italiana è orgoglioso. Quell'orgoglio lo ha mostrato da Houston, Texas, dove oggi ha visitato la Nasa, ultima tappa del suo primo viaggio in Usa da presidente. 
Oggi è "una giornata storica" perché il New York Times oggi in edicola "apre sulla conferma delle onde gravitazionali e cita in modo esplicito il contributo dell'Italia" e proprio oggi il presidente Mattarella è in visita alla Nasa a testimonianza del grandissimo impegno dell'Italia nel settore astronautico. È quanto detto dal presidente dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) Roberto Battiston che ha accompagnato il capo dello Stato nella sua visita al centro della Nasa di Houston.

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"Sono cose che fanno grande piacere e vanno prese come uno stimolo a fare meglio". Anche più finanziamenti? "Mi auguro di sì", ha detto definendo la sua visita "emozionante e affascinante, un motivo di orgoglio per l'Italia"
Quello dei finanziamenti non è un tema da poco. Se il governo americano ha destinato alla Nasa 19,6 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2016, il governo italiano investe nello Spazio attraverso l'Agenzia spaziale italiana 700 milioni di euro. 
La cifra si confronta con gli 1,3 miliardi della Germania e i 2 miliardi circa della Francia.  La visita è continuata al Johnson Space Center della Nasa, con l'incontro di diversi astronauti italiani: con lui c'erano nelle loro tute blu Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano, Walter Villadei, Roberto Vittori e Paolo Nespoli (sarà quest'ultimo il prossimo astronauta italiano a raggiungere la Stazione spaziale internazionale nel 2017, dove resterà per sei mesi).
"La quantità delle risorse dipende dalla strategia politica di un singolo Paese", ci spiega Roberto Battiston. "È noto che ogni euro speso (nella ricerca nello spazio, ndr) produce un ritorno che va da due a sei", ha chiarito Battiston lanciando "un messaggio semplice: investore porta a guadagno, quindi bisogna farlo in modo affidabile, gestendo accordi nazionali e internazionali, guardando al futuro e sviluppando delle tecnologia sempre all'avanguardia. L'Italia ha saputo fare queste cose. Le sa fare. Ci auguriamo di continuare a farle". Dal punto di vista dell'Asi "il sostegno del governo è fondamentale ma deve esserci una risposta molto forte anche del mondo dell'industria perché abbiamo bisogno di imprese competitive".
Battiston ha poi parlato anche della sfida di un lancio su Marte definendola anche un investimento per il mondo. Su questa futura missione, ha aggiunto, l'Italia è in prima fila ma è importante che tutti i Paesi del mondo si mettano insieme perché questa è una sfida di pace ed il mondo ne ha bisogno". Battiston ha ricordato che "ogni euro speso in questo settore produce un ritorno da due a sei volte e quindi investire porta guadagno. L'Italia ha saputo farlo e continua a farlo. Noi abbiamo un'attività spaziale di altissimo livello e naturalmente, oltre al settore privato, serve il sostegno del governo".​
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